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Dare e avere: da dove vengono le parole della contabilità

Perché il dare sta a sinistra? Perché la banca dice di averle «accreditato» un importo quando lei versa, se nei suoi libri è un addebito? Le parole della contabilità hanno secoli di storia, e conoscerla risolve le confusioni più comuni. Un giro tra dare e avere, bilancio, essere in rosso, assegno e revisore.

Una pagina manoscritta di un libro dei conti dell'Ottocento, con gli importi a margine, accanto a un vecchio registro
Foto: Donatello Trisolino, Pexels

Un accredito che è un addebito

Valeria Greco ha appena aperto un negozio di biciclette. Il primo mese di contabilità va bene finché non confronta due fogli. Nell'estratto conto la banca dice di averle «accreditato» 500 quando ha versato l'incasso del giorno. Nei suoi libri, il commercialista ha registrato lo stesso versamento in dare sul conto Banca. Accredito o addebito? Chi sbaglia?

Nessuno. Valeria è appena inciampata in una confusione vecchia di più di cinquecento anni, che si scioglie appena si sa da dove vengono le parole.

Il conto come una persona

I mercanti italiani del Medioevo tenevano soprattutto conti di persone: di clienti che dovevano loro qualcosa e di fornitori a cui dovevano. Scrivevano che il cliente deve dare oppure deve avere. Da qui il dare e l'avere, e lo spagnolo debe e haber, dal latino debere, dovere, e habere, avere.

Con il tempo le stesse parole si applicarono a tutti i conti, anche alla cassa o ai costi, che non sono persone. Per questo il dare non significa «ciò che devo». È solo il nome della colonna di sinistra di un conto, e l'avere quello della colonna di destra.

Perché il dare sta a sinistra

Non c'è una ragione profonda: è un'abitudine. I libri mastri veneziani mettevano il dare di ogni conto sulla pagina di sinistra e l'avere su quella di destra, una di fronte all'altra. Luca Pacioli descrisse questa disposizione nel 1494, la stampa la portò in tutta Europa e così rimase. Oggi, in ogni lingua, il dare sta a sinistra.

Ogni lingua lo dice a modo suo

LinguaLato sinistroLato destroChe cosa dicono le parole
Italianodareaveredare e avere
Spagnolodebehaberdovere e avere
Inglesedebitcreditdal latino debitum, il dovuto, e creditum, l'affidato
TedescoSollHabenciò che deve essere e ciò che si ha
Grecoχρέωσηπίστωσηil debito e la fiducia
Giapponese e cinese借方貸方il lato che prende in prestito e quello che presta
Hindiनामेजमाil nome del debitore e il depositato

Dietro la parola credito c'è il verbo latino credere. Fare credito era, ed è ancora, fidarsi che qualcuno pagherà. Il greco è arrivato da solo alla stessa idea: πίστωση viene da πίστη, la fede.

Perché la banca accredita ciò che lei addebita

Torniamo a Valeria. Quando versa 500, il suo denaro in banca aumenta: nei suoi libri il conto Banca è un'attività, e un'attività aumenta in dare. Ma per la banca quel versamento è un debito: deve 500 a Valeria. Nei libri della banca il conto di Valeria è una passività, e una passività aumenta in avere. L'estratto conto è scritto dai libri della banca, non dai suoi.

Hanno ragione entrambe, ciascuna nei propri libri. Capirlo evita metà delle confusioni di chi comincia.

Bilancio, essere in rosso e in nero

Bilancio viene dal latino bilanx, la bilancia a due piatti. Un bilancio è proprio questo: due lati che devono pesare lo stesso.

I contabili scrivevano in rosso le cifre negative e le perdite. Da qui essere in rosso, e in inglese in the red e, al contrario, in the black. Una storia popolare dice che il Black Friday si chiama così perché è il giorno in cui i negozi passano in nero. È una spiegazione arrivata dopo: l'espressione la usava la polizia di Filadelfia negli anni Cinquanta e Sessanta per descrivere il caos del traffico il giorno dopo il Ringraziamento.

Assegno e revisore

Il Tesoro inglese si chiamava Exchequer per il panno a scacchi, come una scacchiera, su cui i suoi funzionari contavano le somme con dei gettoni. Dalla stessa radice, il gioco degli scacchi, viene la parola inglese check, controllo, da cui deriva cheque, l'assegno.

Auditor, il revisore dei conti in inglese, viene dal latino audire, ascoltare. Per secoli i conti si rendevano a voce alta, e chi li controllava era, letteralmente, chi li ascoltava.

Che cosa ha imparato Valeria

Valeria ha smesso di litigare con l'estratto conto. Ora legge dare e avere per quello che sono, due colonne, e prima di chiedersi se qualcosa è un addebito o un accredito si chiede da quali libri è scritto. Il commercialista dice che è la domanda più utile che un cliente gli abbia mai fatto.

Dove entra Aconta Online

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Domande frequenti

Perché si chiamano dare e avere?

Dai mercanti italiani del Medioevo, che scrivevano ciò che ogni persona doveva dare o doveva avere. I nomi sono rimasti per tutti i conti, anche per quelli che non sono persone.

Perché la banca accredita quando verso?

Perché l'estratto conto è scritto dai libri della banca. Per la banca il suo versamento è un debito verso di lei, una passività che aumenta in avere. Nei suoi libri lo stesso versamento aumenta un'attività, in dare.

Da dove viene l'espressione essere in rosso?

Dall'abitudine dei contabili di scrivere in rosso le cifre negative e le perdite.